Le parole dell’America / Andrea Iurato
€ 15,00
Descrizione
Data di Pubblicazione: aprile 2025
ISBN 978-88-32220-95-7
Pagine: 244
Gli Stati Uniti sono il Paese più ricco e potente del mondo ma non è sempre stato così. Le parole dell’America è un racconto dettagliato su come essi siano diventati quello che sono oggi. Come si elegge il presidente, il ruolo dell’immigrazione, il confronto con la Cina, la campagna elettorale più costosa del mondo, l’isolazionismo e i rapporti internazionali, Donald Trump e la tenuta della democrazia, il rapporto morboso con le armi e gli attentati ai presidenti, il diritto d’aborto e la Corte Suprema, i padri fondatori, la mancanza di dialogo tra democratici e repubblicani, la crisi degli oppioidi e il calo della speranza di vita. E ancora, l’autoghettizzazione, il Gerrymandering, il razzismo e l’estremismo e molto, molto altro.
UN ASSAGGIO DI LETTURA
Nota dell’autore
La scrittura di questo libro non è stata semplice. La mia idea iniziale era un’altra, poi si è tramutata in un’altra ancora e, infine, si è concretizzata nelle pagine che avete in mano.
Ciò ha comportato, quindi, idee e materiale per almeno un altro paio di libri che sono rimasti in un cassetto e chissà se, da qui a qualche tempo, non vedranno la luce.
Ma la difficoltà non è stata solo questa: parlare dell’America o meglio, parlare degli Stati Uniti ti mette davanti ad una mole di materiale da consultare enorme e a fare delle scelte che, purtroppo, ti porteranno a tagliare qualcosa che, seppur interessante e importante, non potrai inserire nel testo.
Quindi quello che vi apprestate a leggere non è il libro su tutto ciò che c’è di importante negli Stati Uniti: è un libro che serve a far riflettere, che serve a dare lo spunto per approfondire una materia enorme e che, ogni giorno, influenza le nostre vite. Infatti, molti potrebbero dire: perché scrivere ed impegnarsi per anni sulla scrittura di un libro che ha per oggetto uno Stato straniero a migliaia di chilometri di distanza?
Perché è la prima potenza economico-militare, perché il suo Presidente è la persona più potente del mondo, perché le decisioni effettuate dalla politica americana, siano esse di natura interna o estera, influenzano le nostre vite ogni giorno.
Facciamo due macro-esempi per capire il tema: se gli Stati Uniti decidono di imporre dazi sulle esportazioni per difendere i produttori alimentari americani questo comporterà una contrazione delle esportazioni e, tanto per restare in casa, l’Italia è uno dei massimi paesi esportatori al mondo e quindi, questa decisione, avrà effetti diretti su tutti noi.
Oppure, un altro esempio: se la politica americana decidesse, di punto in bianco, di non voler più sostenere l’Ucraina, che sta tutt’ora combattendo una guerra di aggressione da quasi tre anni contro la Russia, l’Ucraina semplicemente cesserebbe di esistere: verrebbe cancellato nel giro di poco un paese più grande della Germania e con oltre 40 milioni di cittadini.
Ma non solo. Gli Stati Uniti sono anche la moda, i modi di dire, lo slang, Hollywood, il cibo, le serie tv; in pratica gran parte di quello che viene conosciuto come parte del Soft-Power. Ma non solo: sono Apple, Meta, Amazon, Tesla, la Nasa, i Levis, le Nike, Google, la Coca Cola, Disney, l’NBA e potrei continuare all’infinito. Con gli Stati Uniti quindi, che ci piaccia o no, facciamo i conti tutti i giorni e dobbiamo farci i conti tutti i giorni.
Ho voluto scrivere questo libro anche perché, da circa 20 anni, si sente sempre parlare di declino americano, di collasso americano, di crisi americana ma questi sono temi che ricorrono ciclicamente: negli anni Ottanta del Novecento, per dire, il “pericolo giallo” era il Giappone, non la Cina e l’economia giapponese era vista in così poderosa crescita che gli analisti profetizzavano un sorpasso degli Stati Uniti di lì a poco. Risultato? Gli Stati Uniti sono sempre al primo posto e il Giappone viene da oltre 20 anni di stagnazione economica. […]
Uvalde
Matthew McConaughey è uno degli attori più famosi, riconoscibili e stimati del mondo.
Ha partecipato a decine di film di successo, dalle commedie romantiche ai film d’azione passando per horror, film drammatici e impegnati. È grazie ad uno di essi, Dallas Buyers Club, che nel 2013 vinse il premio Oscar come miglior attore protagonista.
È quello che si definisce un attore poliedrico oltre ad essere uno scrittore (il suo libro “Green Light” edito in Italia da Baldini&Castoldi merita di essere letto) e un docente universitario presso la University of Texas ad Austin, la stessa nella quale si laureò nel 1993 in Giurisprudenza.
McConaughey è nato ad Uvalde, in Texas nel 1969 e, attualmente, la città conta poco più di quindicimila abitanti. È quindi un paesino come la maggior parte delle città degli Stati Uniti.
L’idea che noi abbiamo degli USA come Paese pieno di metropoli è distorta: solo poche città superano il milione di abitanti e hanno i grattacieli: per la maggior parte le città americane arrivano a contare a stento cinquantamila abitanti.
Per questo quando vi fu la strage di Uvalde, alla Robb Elementary School il 24 maggio del 2022, McConaughey si trovò in prima linea nel far sentire la sua voce e lo fece nel posto dove un personaggio di fama mondiale come lui avrebbe potuto avere ancora più eco: la Casa Bianca.
L’attore si presentò davanti le telecamere molto provato perché, nei giorni immediatamente successivi la strage, andò a trovare le famiglie delle vittime e passò molto tempo con loro. È un discorso che mette i brividi anche se non si conosce l’inglese.
McConaughey non è contro le armi: lui stesso ne possiede alcune e ritiene che sia un suo diritto. Per questo la sua testimonianza è molto forte. È un americano nel quale gli americani che possiedono armi si possono riconoscere. Infatti non parla di mettere al bando le armi ma chiede alla politica, ad entrambi i partiti, di mettere delle norme severe sul loro utilizzo. Di controllare coloro che le possiedono o che le vorrebbero possedere. Di aumentare l’età legale per possederle.
L’attore, però, sa che di questi discorsi sono stati pieni i giornali, i notiziari, i dibattiti elettorali. Sa che di stragi come queste negli Stati Uniti ce ne sono state tante, troppe, e che non si è mai fatto nulla di concreto.
Per questo porta il livello della discussione su un altro piano: mostra le foto dei bambini che sono stati uccisi. Quelle foto, così personali, gli sono state date dalle famiglie per raggiungere uno scopo: far sì che quei volti rimangano impressi il più possibile nella memoria collettiva. Quelli ritratti sono volti sorridenti e sereni come dovrebbero essere quelli di tutti i bambini.
McConaughey parla dei loro sogni, dei loro hobby.
Mostra, interrotto dalla commozione e dalla rabbia più volte, i loro effetti personali i quali, spesso, insieme al DNA, sono stati gli unici elementi che hanno permesso ai loro parenti lo straziante riconoscimento di quei corpi. Mostra le scarpe Converse verdi che indossava quel giorno una bambina: le hanno riconosciute come sue perché, qualche settimana prima, aveva disegnato un cuore su quella destra. […]


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