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I Francescani a Licodia Eubea / Sebastiano Sciorto

 10,00

COD: francescani Categorie: ,

Descrizione

Data di Pubblicazione: settembre 2026
ISBN 979-12-82192-28-6
Pagine: 186

Un testo enciclopedico nella nobile e antica tradizione della storiografia meridionale, di cui oggi solo qualche esempio raro rimane a testimoniare la ricchezza culturale, la capacità di ricerca, la passione di quanti, laici e religiosi, vollero indagare origini, vicende, architetture, opere d’arte che, a loro noti fin dalla nascita, rappresentavano il nobile retaggio del valore e delle qualità del paese natale e l’identità della Comunità per la quale costituiva sempre riferimento, esempio da emulare, sicura guida di un vivere civile. In questo modo e con queste caratteristiche si offre ai lettori – e certamente non solo licodiani e non solo siciliani per interesse del tema e qualità dei monumenti e dei documenti – questa ulteriore fatica di Sebastiano Sciorto, che pone come focus della sua ricerca, la presenza dei PP. Cappuccini a Licodia Eubea. Una presenza importante e significativa per l’antichissi­mo centro feudale che, dalla preistoria, non cessava di rivestire un importante ruolo territoriale con il suo castello e ancora di più con il titolo prestigioso che conferiva ai suoi potenti signori, nella continua scalata al potere ottenuta attraverso la forza milita­re, la politica di rapporti con i sovrani e la nobiltà siciliana e con i lucrosi e favorevoli matrimoni di figli e figlie. In quei secoli complessi e complicati, pieni di luci e di ombre per la Sicilia e per il Mediterraneo, tra ricchezza e povertà, opulenza agricola e manifatturiera e carestie, epidemie e crescita demografica della popolazione, spopolamento delle campagne e colonizzazione delle aree interne, potenza spirituale e temporale della chiesa cattolica e pressione continua e feroce dell’Islam, i Cappuccini condividono con i Gesuiti un posto di primo piano non solo nella religione ma anche nella politica e nella cultura. I primi agendo presso la politica e la nobiltà, questi tra il popolo e le comunità locali. Per questo motivo il lavoro lungo e complesso di Sebastia­no Sciorto è così interessante, attraversando trasversalmente quasi tutta la storia di Licodia, dalle tracce più antiche e sofferman­dosi al periodo in cui essa è ufficialmente attestata attraverso il famoso atto di Achi, fino a quando la potenza dei suoi feudatari determina la chiamata di vari Ordini regolari e la conseguente costruzione di chiese e conventi che si aggiungono a quelli già esistenti. Dunque l’Autore deve affrontare il nebuloso tema delle datazioni e delle localizzazioni, insieme a quelli urbanistici e architettonici, tante sono state infatti le ricostruzioni e le trasfor­mazioni avute dall’abitato, a volte per la crescita della popolazio­ne, a volte per i terremoti, in particolare quelli del 1542 e del 1693. In maniera originale, rispetto ad una certa sicumera che caratterizza non pochi studiosi paludati, ma anche stimolante e proficua, Sciorto utilizza l’antico metodo maieutico, o del dubbio scientifico. Quando i dati non sono certi o sufficienti, avanza cioè delle ipotesi sotto forma di domanda retorica – ma anche di rapidi ed efficaci schizzi e foto – che non solo lascia il campo aperto ad altri contributi o ipotesi, ma coinvolge positivamente il lettore che rimane affascinato da questa indagine che a volte richiede l’intuizione di Sherlock Holmes, a volte il coraggio di una scelta, e un po’ la fortuna, di Indiana Jones. Gli eventi tellurici furono momenti di impatto e di soffe­renze indescrivibili, da cui tuttavia Licodia seppe risollevarsi grazie al coraggio ed alla perseveranza dei cittadini di ogni genere e classe, occasione anche di adeguamento alle nuove esigenze ed agli stili artistici contemporanei. Certo, centinaia furono i morti, molti ignoti e non registra­ti ufficialmente, ma tutti con nome, cognome, paternità quelli vittime del sisma del 1693. E questo porta a sottolineare un altro pregio del libro: quello di avere voluto indagare e restituire alla storia, le persone che hanno costituito la parte viva e attiva del borgo. I nobili, prima fra tutti quella Camilla Santapau che fu l’ultima della sua stirpe, attraverso cui i titoli sarebbero passati per via matrimoniale ai Ruffo, e che forse anche per questo fu la più legata a Licodia e la più sollecita di interventi di ogni tipo. Ma ci sono i religiosi, naturalmente soprattutto Cappucci­ni, attivi di predicazione e di carità verso i bisognosi, le maestran­ze, gli artisti; tra cui quel Cusumano pittore che ha lasciato tante espressive opere nelle chiese di Licodia e non solo, di cui si vanno trovando sempre più documenti, anche se dubbia rimane la sua nascita nel paese, in cui sicuramente visse a lungo, se non per l’intera esistenza. Queste persone che a volte assumono la caratura e la connotazione di personaggi, non entrano nel libro soltanto attra­verso documenti scritti e opere, ma a volte attraverso la memoria dell’Autore, che li evoca dal passato e li chiama a testimoniare notizie, tradizioni, “si dice”, ormai perduti o in via di perder­si per quella cesura nella narrazione orale che purtroppo sta investendo tutto il mondo occidentale. A volte addirittura alcuni emergono dalla memoria personale di Sebastiano Sciorto, dal mondo magico dell’infanzia, e la ricerca si fa allora, positivamen­te, racconto, autobiografia. Per questo il libro di Sebastiano Sciorto è anche Folklo­re, quasi Antropologia di un mondo e di una Comunità che comunque vuole resistere all’omologazione culturale e lo fa ancorandosi alle proprie consuetudini, alle proprie feste, agli usi che formano la salda trama di resistenza e la forte radice che le consente di aspirare e lavorare per un futuro tanto tenace e vivo quanto lo è stato il passato.

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